Dalla mia casa non si vedeva il mare

Dora ha deciso di radunare i suoi nipoti nella vecchia casa di famiglia per un pranzo. Sta cercando di venire a patti con la sua vita e gli errori che ha commesso, risolvere alcune situazioni rimaste in sospeso. La sua badante Dashulia, che la sta aiutando con i preparativi, non riesce a capire come mai sia così difficile riunire la famiglia attorno a un tavolo. Per lei non ci sarebbe gioia più grande di stare con suo marito e i suoi figli. I nipoti, non senza ritrosie e ripensamenti, sono costretti a fare i conti con il ritorno alla casa della loro infanzia, trovandosi assaliti da ricordi che non sanno come affrontare, sentimenti che vorrebbero nascondersi ma che alla fine tornano a galla, e non c'è niente che possano fare per impedirlo. Nonostante gli sforzi, sembra che alla fine Dora non riesca ad ottenere ciò che più desiderava, il pieno riscatto della memoria. Ma la sua è solo in apparenza la storia di una sconfitta, perché, come scrive Maura Maioli in un'intensa nota finale, la memoria è "l'unica cosa che possiamo opporre alla morte, il solo luogo in cui gli oggetti, i luoghi e le persone con le loro storie continuano ad agire. E lì che meticolosamente costruiamo il nostro passato per opporci alla fuga del presente. E lì, sul fondo, che qualcosa resta sempre, anche dopo la fine". 

© 2016 edited by Vivi Miotta
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